Rassegna 24 maggio 2026

– 24 maggio 2026, Corriere della Sera, Torino, TO3, (Simona De Ciero)

Sanità pubblica, la marcia dei 5 mila
«Più medici e infermieri. Basta tagli»
Per la questura sono state 5 mila le persone che hanno risposto all’appello di 45 associazioni piemontesi scese in piazza per difendere il Servizio sanitario nazionale. Il corteo è partito da piazza Piemonte, sotto il grattacielo della Regione, ed è arrivato in piazza Carducci, vicino alle Molinette, scandendo slogan contro privatizzazioni, liste d’attesa e carenza di personale. In piazza c’erano operatori sanitari, pensionati, studenti, volontari del terzo settore e associazioni dei malati. Dal palco e lungo il percorso è stato ribadito che le difficoltà di accesso alle cure riguardano l’intera popolazione piemontese e non solo chi lavora nella sanità.

 

– 24 maggio 2026, Corriere della Sera, Torino, TO3, (—)

«La lotta sindacale non si fa solo in fabbrica a Mirafiori ma anche negli ospedali e nelle residenze per anziani»
Giorgio Airaudo, segretario regionale della Cgil Piemonte, sostiene che oggi la battaglia più importante riguarda la salute dei cittadini e i lavoratori della cura. Nell’intervista indica come emergenza principale la non autosufficienza: in Piemonte oltre 20 mila nuclei attendono la quota di compartecipazione pubblica per l’ingresso in RSA, con rette ormai comprese tra 3.500 e 4.000 euro al mese. Airaudo richiama anche il nodo delle liste d’attesa, definite un problema enorme, e quello della medicina territoriale. A suo giudizio le Case della Comunità saranno meno di quelle annunciate e molte non garantiranno l’apertura h24 prevista inizialmente, con il rischio di sottrarre personale all’assistenza domiciliare.

 

– 24 maggio 2026, La Repubblica, Torino, 5, (Andrea Gatta)

Cinquemila in piazza, frecciata agli assenti
“Difendiamo la salute e non altri interessi”
La marcia per la sanità pubblica si è chiusa con 5 mila partecipanti, secondo la questura, nonostante il caldo e le defezioni di diverse sigle sindacali e professionali. Dal palco di piazza Carducci il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, Guido Giustetto, ha rivendicato l’autonomia della mobilitazione, criticando chi ha preso le distanze dall’iniziativa. I temi centrali indicati nell’articolo sono le attese infinite per esami e visite, l’emergenza della non autosufficienza e la carenza di personale. Airaudo replica alla Regione che non servono polemiche sui numeri ma risposte utili per la sanità piemontese, mentre Riboldi rivendica il dialogo con gli interlocutori sindacali.

 

– 24 maggio 2026, La Repubblica, Torino, 5, (Adele Palumbo)

Nel corteo tra chi lotta per la sanità pubblica
“Non lasciamola morire”
L’articolo racconta la manifestazione attraverso cartelli e testimonianze dei partecipanti, tra cui un necrologio simbolico del servizio sanitario nazionale dedicato ai cittadini, ai pazienti in lista d’attesa, a chi ha rinunciato a curarsi, ai fragili, ai bambini e agli anziani. Fra i temi più ricorrenti compaiono gli otto mesi di attesa per una visita, il bisogno di maggiori investimenti nella salute mentale e la carenza di psichiatri e operatori nei servizi sociali. Vengono richiamati anche i problemi dei non autosufficienti, dal mancato pagamento del 50% delle rette per le RSA da parte della Regione agli assegni di cura e al peso dei caregiver. Nel corteo trovano spazio inoltre le proteste contro gli antiabortisti in ospedali e consultori e il banchetto della Luca Coscioni per la proposta di legge popolare sul fine vita.

 

– 24 maggio 2026, La Stampa, Torino, 39, (Francesco Munafò)

Sindacati e medici in piazza per la sanità
“Mesi di attesa per una visita oncologica”
L’articolo riporta che 5 mila persone hanno sfilato in via Nizza con Cgil, Ordine dei Medici, comitati e associazioni, denunciando organici all’osso e guadagni del privato. Tra le voci raccolte c’è quella di Mina Roma, pensionata di 68 anni, che dice di avere speso 12 mila euro per un intervento agli occhi dopo avere trovato sei mesi di attesa in ospedale. Dal corteo emergono anche problemi di desertificazione sanitaria, come la Val Sessera con 9 mila abitanti senza medico di base né pediatra, e la difficoltà di molti infermieri persino a partecipare alla protesta perché i reparti restano scoperti. Sul palco, un’operatrice del Cup di Novara racconta che spiegare a un paziente oncologico che dovrà aspettare mesi per una visita è la cosa più devastante.

 

– 24 maggio 2026, La Stampa, Specchio, II, (Lorenzo Lamperti)

Medici Tik-Toker e il boom sommerso delle “clinichette”
Il dossier
Secondo il dossier, negli ultimi due anni sette milioni di italiani si sono sottoposti almeno una volta a un ritocco estetico e fra gli under 25 la quota sale al 30%. Il settore della medicina estetica cresce tra il 9 e il 12% annuo e si muove in una zona grigia fatta di studi privati, poliambulatori, centri odontoiatrici, medical spa e persino saloni di bellezza, con stime fra 8 mila e 15 mila punti attivi e circa 6 mila medici estetici. La pubblicità aggressiva sui social e il lessico da “promo” o “last minute” trasformano il ritocco in un consumo impulsivo, mentre i NAS hanno trovato irregolarità in circa metà dei 124 studi controllati. Il pezzo sottolinea anche che in Italia non esiste una vera specializzazione in medicina estetica e cita rischi legati a filler, botulino e prodotti acquistabili online, come la Hyaluron Pen.

 

– 24 maggio 2026, La Stampa, Specchio, II, (Paolo Russo)

“Chokubi”, dottori in fuga
Il fenomeno asiatico
L’articolo descrive la crescita in Giappone e Corea del Sud del “chokubi”, cioè il passaggio diretto dei giovani medici verso la medicina estetica privata dopo i due anni obbligatori di formazione. In Giappone il mercato dei trattamenti iniettabili e laser è cresciuto del 174% in dieci anni e il 70% delle giovani tra 14 e 23 anni ha già fatto o desidera un intervento di chirurgia estetica. Il vantaggio economico è enorme: le cliniche estetiche possono offrire stipendi iniziali oltre i 20 milioni di yen annui, circa 122 mila euro, contro poco più di 25 mila euro per un medico ospedaliero in formazione. Dal 2006 al 2024, scrive il giornale, i medici sotto i trent’anni sono diminuiti del 48% nella medicina interna, del 36% nella chirurgia generale e del 17% nella pediatria, con timori di una crisi sanitaria e sociale entro il 2030.

 

– 24 maggio 2026, La Stampa, Specchio, III, (Maria Corbi)

“Troppi sedicenti chirurghi senza che l’Ordine dei medici muova un dito”
L’intervista / Paolo Santanchè
Paolo Santanchè sostiene che solo chi ha conseguito la specializzazione in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica dovrebbe potersi definire chirurgo plastico o chirurgo estetico, ma denuncia che questo principio non viene rispettato. Nell’intervista parla di sedicenti chirurghi che operano in ambulatori privati con master brevi o senza una reale esperienza chirurgica riconosciuta. Richiama inoltre strutture non adeguate, interventi eseguiti senza anestesista o con anestesia inappropriata, e controlli di ASL e NAS ritenuti deboli e poco efficaci. Per Santanchè i casi di cronaca con danni permanenti, complicazioni gravi e morti mostrano che la sicurezza sanitaria non può essere affidata alla sola responsabilità individuale.

 

– 24 maggio 2026, La Verità, —, 17, (Luciano Bassani)

Negli ospedali gli inservienti saranno dei robot

L’articolo racconta l’impiego di Gary, robot della startup israeliana Unlimited Robotics, già operativo in ospedali di Israele e Stati Uniti. Gary si muove in autonomia, solleva fino a circa 5 chili per braccio, pulisce pavimenti e superfici, traduce per i pazienti stranieri, registra e trascrive consulenze mediche e conversa con i pazienti geriatrici per stimolarne le funzioni cognitive. Il ceo Guy Altagar afferma che entro il 2030 mancheranno 18 milioni di operatori sanitari nel mondo secondo l’Oms e presenta il robot come risposta a questa crisi. Il costo indicato è di circa 30 mila dollari, con una capacità di lavoro di 140 ore a settimana; restano errori e limiti tecnici, ma nelle strutture sanitarie la carenza di personale rende ogni aiuto meccanico un alleato prezioso.