Rassegna 8 giugno 2026

Una malata di cancro che trascina il deambulatore in commissariato la domenica prima della chemio. Una paziente con malattia rara interrogata per due ore sulla propria dottoressa. Centinaia di piemontesi che assumono cannabis terapeutica regolarmente prescritta e vengono convocati come «persone informate sui fatti» nell’ambito di un’indagine sulle farmacie che spedivano i medicinali a domicilio. È la notizia del giorno, raccontata in parallelo da Corriere della Sera Torino, La Repubblica Torino e La Stampa, e vale la pena leggerla senza sconti: lo Stato prescrive una terapia, non la garantisce sul territorio, vieta la spedizione a domicilio, e poi convoca in caserma il malato che si è arrangiato. Non è un paradosso: è la triste realtà. Lo stesso giorno, La Repubblica pubblica i numeri di una tavola rotonda promossa da AVS sul sistema delle RSA piemontesi: 11.616 persone idonee in attesa di ricevere dalla Regione il contributo del 50% della retta cui hanno diritto per legge. Una cifra che smentisce ogni retorica sulla tutela dei non autosufficienti.

La Stampa

30 Case di comunità aperte a Torino — «Ora la sfida sono i servizi» pp. 39-41, di Alessandro Mondo

Il percorso PNRR dell’ASL Città di Torino è stato certificato come completato da un ingegnere indipendente: 30 strutture su 31 (Case di comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali) sono attivate, per un investimento di circa 48 milioni tra fondi europei, risorse ministeriali e dell’azienda sanitaria. Le Case di comunità fanno da «porta d’ingresso» alla sanità pubblica; gli Ospedali di comunità, dotati ciascuno di 20 posti letto e attivi h24, garantiscono assistenza per le fasce più fragili e i pazienti cronici. Il direttore generale Carlo Picco indica come obiettivo «superare la storica frammentazione tra cure ospedaliere e servizi territoriali». Il presidente Cirio dichiara che «ora la sfida è garantire la piena operatività delle strutture» e che il Piemonte si presenta alla scadenza del PNRR con «i compiti fatti». Nodi aperti: l’assunzione di 39 infermieri e 30 OSS è in programma ma non ancora completata; Fondazione Gimbe segnala che in tutto il Piemonte solo il 5,2% delle Case di comunità ha presenza medica e infermieristica strutturata. Sempre sulla salute territoriale, un secondo articolo segnala il paradosso dei PC per la telemedicina distribuiti dalla Regione ai medici di famiglia piemontesi: migliaia di apparecchi in comodato d’uso, ma Fimmg Piemonte lamenta che «ad oggi non esiste alcun progetto» definito sull’utilizzo.

 

Chiara in caserma per la cannabis terapeutica — «Interrogata come fossi una delinquente» p. 44, di Giulia Ricci

Chiara (nome di fantasia) è malata di cancro e affetta da una patologia genetica rarissima con dolore viscerale cronico. Assume cannabis terapeutica regolarmente prescritta, ma nella sua ASL di riferimento il farmaco non è disponibile: la dottoressa lo ordina da una farmacia dell’Emilia-Romagna, che però non può spedire a domicilio perché è vietato da una circolare ministeriale del 2020. Il farmaco arriva con raccomandata, a volte con ritardi che la lasciano senza medicine. Ieri era l’ultima domenica prima della chemioterapia: l’ha trascorsa in caserma, trascinando il deambulatore, rispondendo a domande sulla propria dottoressa nell’ambito di un’indagine sulle farmacie che spedivano i preparati. La consigliera regionale AVS Valentina Cera, che l’ha accompagnata, denuncia che lo stesso sta accadendo in molte aree del Piemonte: «Quei farmaci non ci sono negli ospedali piemontesi, così molti sono costretti a rivolgersi al privato — e poi finiscono in caserma». Cera annuncia un’iniziativa a Palazzo Lascaris.

Stessa notizia su Corriere della Sera Torino (p. 5, di Simona De Ciero) e La Repubblica Torino (p. 45, di Giada Lo Porto).

Corriere della Sera Torino

Si cura con la cannabis, convocata dai carabinieri p. 5, di Simona De Ciero

Valentina Cera (AVS) ha accompagnato in caserma una paziente piemontese affetta dalla Sindrome di Ehlers-Danlos, malattia genetica che provoca dolore cronico diffuso, convocata per fornire chiarimenti sulla sua terapia con cannabis terapeutica. L’articolo riporta che le segnalazioni di convocazioni analoghe si moltiplicano in tutto il Piemonte, coinvolgendo anche persone anziane e malati oncologici. La paziente non riesce ad ottenere la terapia attraverso l’ASL TO5 di competenza e si rivolge a una farmacia fuori regione. Cera definisce la situazione «un clima di sospetto generalizzato attorno a pazienti, medici e farmacie che nulla hanno a che fare con attività illecite»; annuncia un’iniziativa in Consiglio regionale e si dichiara disponibile a mettere a disposizione il proprio ufficio istituzionale per ricevere le spedizioni dei farmaci, «se servisse a garantire il diritto alla cura».

 

La Repubblica Torino

Convocata dai carabinieri per la cannabis terapeutica / «Da rifare le norme sulle case di riposo» p. 45, di Giada Lo Porto e Adele Palumbo

Il primo articolo racconta il caso di una quarantenne piemontese con tumore e patologia rara, che spende 300 euro al mese — oltre 3.000 euro nel 2025 — per farmaci cui ha diritto gratuitamente, perché l’ASL non li fornisce. Il testo contestualizza: in Italia solo mille farmacie su ventuno mila trattano la cannabis medica; la spedizione a domicilio è vietata dal Testo unico sulle droghe anche per uso terapeutico. Lo Stato prescrive la terapia, non la eroga, ne proibisce la distribuzione capillare, e poi interroga il malato. Cera chiede all’assessore Riboldi di intervenire perché «non è possibile che non ci sia accesso a queste terapie in larghe parti del territorio piemontese».

 

Il secondo articolo riporta la tavola rotonda AVS sulle RSA piemontesi. Una OSS con dieci anni di esperienza descrive il lavoro come «una catena di montaggio» con personale sempre più ridotto. Alice Ravinale (AVS) ha richiesto un accesso agli atti che rivela 11.616 persone idonee in attesa del contributo regionale del 50% sulla retta RSA — molte delle quali pagano l’intera quota come privati pur avendone diritto per legge. L’ex assessore Eleonora Artesio individua nel Piano socio-sanitario il punto di partenza per una proposta di legge regionale che riveda la normativa. I geriatri presenti segnalano una crescente impossibilità per le famiglie di sostenere le rette.

 

Il Fatto Quotidiano

Le pensioni e la flat tax hanno ferito il welfare — la fine arriva col riarmo pp. 8-9, di Nicola Borzi

Un’analisi di lungo periodo documenta l’erosione del welfare pubblico europeo e italiano dal 1990 a oggi: la spesa sociale è cresciuta in volume ma ha perso la funzione redistributiva, concentrandosi sulle pensioni (16,4% del Pil in Italia) a scapito di servizi, politiche attive e sostegno alle famiglie. Quasi la metà dei fondi sociali vanno alla previdenza, mentre la povertà assoluta tocca l’8,4% delle famiglie e la fiscalità risulta regressiva per i redditi più alti. Secondo gli economisti citati, la progressività fiscale «non riesce a tenere il passo» con la crescita delle diseguaglianze da capitale; in futuro le pensioni contributive amplieranno ulteriormente le disparità. Il colpo finale potrebbe venire dal riarmo: se la spesa militare salisse al 3,5% del Pil, l’Italia dovrebbe trovare fino a 84 miliardi entro il 2035, con il rischio concreto di ulteriori tagli a sanità e istruzione.