Rassegna 7 luglio 2026
La rassegna di oggi mette in fila tre questioni che parlano direttamente di diritti esigibili. In Piemonte la non autosufficienza continua a essere gestita in penuria, con oltre 11 mila anziani in attesa di convenzione Rsa e con caregiver anziani lasciati troppo spesso soli. Sul versante delle cure palliative, la Fondazione Faro descrive un sistema che tiene grazie al terzo settore ma rischia di non reggere più senza un adeguamento pubblico.
*La Stampa*
Anziani in coda alle Rsa *p. 17 — Elisa Forte, Alessandro Mondo*
La Stampa del 7 luglio 2026 scrive che in Piemonte oltre 11 mila anziani non autosufficienti attendono un posto convenzionato in Rsa e che, secondo la Regione, per coprire tutte le richieste servirebbero altri 350 milioni di euro. L’articolo ricorda che lo stanziamento complessivo per le fragilità supera i 670 milioni, ma non basta a soddisfare il fabbisogno, soprattutto per chi viene classificato come urgente e continua comunque a pagare rette molto alte in attesa della convenzione. Le associazioni contestano inoltre il sistema di valutazione piemontese, perché mescola criteri sanitari, sociali ed economici e lascia ampia discrezionalità nelle priorità. Nello stesso servizio Andrea Dughera, presidente di Parole in Movimento ETS, segnala il peso crescente sui caregiver anziani, in particolare sui coniugi che assistono a casa persone con demenza e rischiano a loro volta isolamento e peggioramento della salute.
*Corriere della Sera Torino*
Cure palliative, l’allarme di Faro *p. 4 — Simona De Ciero*
Il Corriere della Sera Torino del 7 luglio 2026 riferisce l’allarme lanciato da Luigi Stella, direttore generale della Fondazione Faro, sul futuro delle cure palliative torinesi. Stella spiega che in Italia oltre l’80% di queste prestazioni è erogato dal terzo settore e definisce anomalo che un livello essenziale di assistenza sia sostenuto in misura così ampia da enti non pubblici. Dopo l’apertura di nuovi posti letto hospice nel 2022 le liste d’attesa sono state quasi azzerate, ma la capacità resta quasi satura e una quota rilevante di bisogno non viene intercettata. Il nodo, secondo l’intervista, è economico: a fronte di costi di degenza saliti a 370-400 euro al giorno, i rimborsi pubblici sono fermi a 258,23 euro, con disavanzi quotidiani coperti da donazioni e il rischio che, senza un intervento strutturale, il sistema non regga.
