Rassegna 5 giugno 2026
Dalla giornata di oggi: a Nichelino, i LEA vengono di nuovo messi a rischio non attraverso una scelta esplicita ma attraverso un meccanismo contabile silenzioso, che sposta il tempo del trasporto degli utenti dentro il monte ore dei centri diurni per disabili, sottraendolo all’assistenza effettiva. Uno schema già visto: sottofinanziamento strutturale, costi del personale aumentati per contratto e non coperti dagli enti, differenza scaricata sui servizi. Al Senato, intanto, si vota un ddl sul suicidio assistito mentre le Regioni usano appena il 30% dei fondi già stanziati per le cure palliative: una contraddizione che dice molto sulle priorità reali della politica sanitaria. I due nuovi ospedali di cui Torino ha urgente bisogno restano bloccati tra ricorsi e inchieste. Accanto a queste ombre, due notizie che vale la pena segnalare: una struttura per persone con autismo apre a Collegno, e cinquecento persone corrono insieme al Valentino per affermare che l’inclusione non è una concessione ma un diritto esigibile.
Parco Salute sotto inchiesta, Torino Nord sotto ricorso: incognite sui nuovi ospedali La Stampa — Alessandro Mondo, pp. 31/35
I due grandi ospedali che Torino attende da decenni sono entrambi fermi. Il Parco della Salute al Lingotto è al centro di un’inchiesta per presunta turbativa d’asta sulla gara di progettazione, il che potrebbe obbligare a rifare la procedura dall’inizio. Il presidio di Torino Nord — che dovrebbe sostituire Maria Vittoria e Amedeo di Savoia, ormai inadeguati anche sul piano energetico — è bloccato da un ricorso al Consiglio di Stato di associazioni ambientaliste, al quale Regione, Comune e ASL si sono opposte al TAR. Inail, che finanzia entrambe le opere nell’ambito di un piano da oltre due miliardi per sette ospedali piemontesi, non intende procedere in presenza di contenziosi. L’assessore regionale Riboldi è fiducioso in una pronuncia rapida, ma il tempo stringe e i cittadini aspettano strutture che in altre città sono già realtà. L’ultimo ospedale costruito ex novo a Torino risale al 1970.
Taglio ai fondi per i centri disabili: «Servizio ridotto di due ore al giorno» La Stampa — Erika Nicchiosini, p. 46
È una notizia che riguarda direttamente UTIM e le famiglie che segue. Il Consorzio Cisa12 dei Comuni di Nichelino, Vinovo, None e Candiolo sta definendo con ASL To5 e cooperative del terzo settore una riorganizzazione dei centri diurni per persone con disabilità intellettiva grave e autismo che comporterebbe la perdita di quasi 8.000 ore annue di assistenza effettiva: il tempo del trasporto verrebbe conteggiato dentro il monte ore del centro, sottraendolo ai laboratori e all’assistenza specialistica, a danno di circa settanta famiglie. La causa è strutturale: il rinnovo contrattuale delle cooperative nel gennaio 2024 ha aumentato i costi del personale del 15%, e le risorse degli enti pubblici non sono state adeguate di conseguenza. UTIM ha scritto a tutti i soggetti coinvolti ricordando che i Centri diurni rientrano nei LEA e non possono essere tagliati per ragioni di bilancio. La scadenza per la definizione del nuovo accordo è il 30 giugno. L’assessora al Welfare di Nichelino assicura che si lavora per trovare una soluzione senza penalizzare nessuno.
Una palestra per le persone con autismo: «Qui un’opportunità per i più giovani» La Stampa — Federica Allasia, p. 46
Il 2 giugno, con un’intitolazione a Teresa Noce tra le Madri Costituenti, è stata inaugurata a Collegno la prima «palestra di autonomia» del territorio per persone con disturbo dello spettro autistico. Il progetto, promosso dal Comune con ASL To3, Consorzio Ovest Solidale e Terzo Settore, nasce negli spazi di un ex asilo nido di inizio Novecento e diventerà sede di GeniAut APS, associazione di genitori. Il sindaco Matteo Cavallone la definisce un luogo che mette al centro le potenzialità delle persone con autismo e il loro diritto a costruire un futuro di relazioni e partecipazione. È già aperto il bando di coprogettazione per sviluppare la struttura in modo partecipato.
I disabili e i loro angeli custodi di corsa al parco del Valentino La Stampa — Pier Francesco Caracciolo, p. 45
Cinquecento persone — runner, famiglie, atleti in carrozzina con i loro runner-spingitori — hanno chiuso ieri sera al Valentino il progetto «Corriamo Insieme» di 1 Caffè Onlus e Maratonabili con una corsa di 6,2 chilometri. Il progetto, avviato a gennaio 2025, ha coinvolto 46 runner-spingitori e 14 famiglie in venti allenamenti inclusivi e 28 incontri formativi. Tra gli ospiti la discobola azzurra Daisy Osakue. «Vogliamo costruire una cultura della normalità attorno alla disabilità, attraverso esperienze condivise fatte di sport, relazioni e partecipazione», ha detto il presidente di Maratonabili Donato Fornuto.
Beatrice e quelle domande che non possiamo ignorare La Stampa — Fabrizia Giuliani, p. 23
Un articolo di riflessione sulla vicenda della piccola Beatrice, due anni, morta a Bordighera per maltrattamenti continuati. Fabrizia Giuliani porta il ragionamento sul piano sistemico: perché lividi, paure e silenzi restano invisibili a pediatri e scuole? Perché non esiste ancora in ogni città una rete capace di intervenire prima che resti solo il corpo? La sproporzione di forza tra un adulto e un bambino inerme, scrive Giuliani, non contiene nulla di trascurabile: è un testo che parla anche a chi lavora quotidianamente per i diritti delle persone che non possono difendersi da sole.
La gente chiede cure, non la morte La Verità — Massimo Gandolfini, p. 15
Massimo Gandolfini commenta il voto del Senato al ddl sul suicidio assistito — approvato con 88 voti favorevoli e 59 contrari — per spostare il fuoco su un dato che considera il vero nodo della questione: le Regioni utilizzano soltanto il 30% dei fondi già stanziati per le cure palliative territoriali, domiciliari e per gli hospice. Prima di legiferare su una nuova procedura di morte medicalmente assistita, argomenta l’autore, lo Stato dovrebbe garantire ciò che la legge già impone: cure adeguate, accompagnamento professionale, sollievo dalla sofferenza fisica. L’articolo denuncia anche la proposta emersa durante l’iter parlamentare di sostituire l’espressione «suicidio assistito» con l’acronimo «Mma» (morte medicalmente assistita), definendola un espediente linguistico per alleggerire il peso della parola. La posizione di Gandolfini è esplicitamente contraria alla legge; la denuncia sul sottofinanziamento delle cure di fine vita è documentata e pone una domanda che non può essere ignorata: come si può discutere di nuove procedure per la morte quando le reti di cura già esistenti — e già finanziate — restano inutilizzate per il 70%?
