Rassegna 22 giugno 2026

Oggi tornano la salute mentale, le comunità e i luoghi di accoglienza, ma tornano anche i cantieri irrisolti della rete ospedaliera torinese. Sullo sfondo il suicidio assistito al parto in anonimato

 

La Verità

Molliamo i politici pro eutanasia

*P. 1 e 17 — Massimo Gandolfini*

Nel commento, Massimo Gandolfini prende spunto da una dichiarazione dei vescovi canadesi su suicidio assistito ed eutanasia per sostenere che la legalizzazione della morte su richiesta introduca una gerarchia tra vite «degne» e vite eliminabili. Ricorda che in Canada la normativa è stata ampliata dal 2016 in poi e scrive che oggi si contano circa 100 mila morti per eutanasia o suicidio assistito, pari a 10 mila l’anno e al 5,1% dei decessi. L’articolo collega questo scenario all’Italia, dove la sentenza 242/19 avrebbe già prodotto più di una decina di casi di suicidio assistito. La conclusione è esplicitamente politica: contrastare ogni legge che apra al suicidio assistito e non sostenere partiti o amministratori che lo promuovono.

Le case famiglia sono un business che rende bene

*P. 21 — Mario Giordano*

Rispondendo a una lettera, Mario Giordano usa la fuga di due bambine da una casa famiglia come punto di partenza per sostenere che il sistema sia diventato un grande business. Scrive che il settore renderebbe tra 1 e 2,7 miliardi di euro l’anno e che, proprio perché economicamente rilevante, avrebbe finito per rovesciare il rapporto tra interesse dei minori e interesse delle strutture. Secondo l’articolo, i bambini verrebbero troppo spesso sottratti ai genitori anche quando non ce ne sarebbe necessità, con traumi destinati a durare nel tempo. Il pezzo ha un taglio apertamente polemico, ma il suo centro è il tema delle comunità e dell’allontanamento dei minori.

 

La Stampa

Strangola la figlia di 13 anni e si impicca

*P. 17 e 44 — Federico Genta; Gianni Giacomino*

La Stampa ricostruisce il delitto-suicidio avvenuto in via Domodossola a Torino: la figlia maggiore rientra in casa, trova la sorella tredicenne a terra e la madre impiccata al letto a castello, mentre in casa non vengono trovati lettere o messaggi che spieghino il gesto. Il giornale scrive che la separazione dal marito avrebbe esasperato una situazione già compromessa e che il caso era stato preso in carico dagli specialisti del Centro di salute mentale, mentre la cronaca torinese parla anche di servizi sociali e di una depressione profonda. La copertura locale aggiunge il tentativo di rianimazione da parte del 118 e il supporto psicologico dato alla sorella maggiore al Maria Vittoria. Sullo sfondo restano le parole dei vicini, che insistono sull’assenza di segnali evidenti ma anche sul bisogno di un aiuto più forte.

 

Alisya e Sarah ritrovate dopo due settimane

*P. 17 — Saverio Occhiuto*

L’articolo racconta il ritrovamento di Sarah e Alisya, 12 e 16 anni, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena. Le due sorelle sono state trovate a Formia, in casa di uno zio materno, e il pezzo sottolinea che da sole non avrebbero potuto organizzare la fuga. La Stampa ricorda anche il provvedimento del Tribunale di Cassino del 28 maggio, che aveva fatto decadere la potestà genitoriale della madre e disposto la permanenza delle figlie nella casa famiglia fino a nuove decisioni. Secondo il giornale, le ragazze erano state sballottate per sette anni tra case famiglia e altri collocamenti.

 

Appello per Alice sparita da due giorni

*P. 44 — G. Leg.*

Alice ha 30 anni e si è allontanata dalla comunità di recupero “Il Porto” di Moncalieri il 20 giugno, senza rientrare la sera stessa. La famiglia spiega che era entrata in struttura da quattro giorni per affrontare un disagio mentale e disturbi alimentari, e lancia un appello affinché torni nel percorso di cura. L’articolo la descrive come una persona fragile, con diagnosi di personalità borderline, senza documenti né telefono personale, e ricorda che a Torino era seguita da una équipe del Centro di salute mentale. Il giornale invita chiunque la veda a contattare la comunità o i carabinieri di Moncalieri.

 

“Per Città della Salute 36 milioni, la svolta con i nuovi ospedali”

*P. 46 — Alessandro Mondo*

Nell’intervista a Federico Riboldi, l’assessore regionale alla Sanità sostiene che, accanto al progetto dei nuovi ospedali, siano già in corso o in partenza interventi per oltre 36,5 milioni di euro su patrimonio edilizio e impiantistico della Città della Salute. Elenca cantieri e progettazioni su pronto soccorso, corridoi, bonifiche amianto, antincendio, genetica medica, psichiatria, anatomia patologica, pneumologia, banca del sangue, ortopedia e traumatologia, oltre alla riapertura del sedicesimo piano del Cto. Riboldi insiste sul fatto che gli edifici attuali scontano decenni di scarsa manutenzione e indica nel piano di edilizia sanitaria da 4,5 miliardi la vera svolta. Il quadro che emerge è quello di una rete ospedaliera da mettere in sicurezza mentre i nuovi presìdi sono ancora in progettazione.

 

Culle termiche, Regione e famiglie divise

*P. 47 — Francesco Munafò; intervista di Chiara Comai*

Dopo il ritrovamento di un neonato nella Culla per la Vita di Giaveno, La Stampa racconta un confronto aperto anche dentro la giunta regionale: Federico Riboldi difende l’utilità delle culle, mentre Maurizio Marrone dice di preferire il sostegno al parto in anonimato. Il giornale ricorda che la legge consente di partorire in ospedale senza riconoscere il figlio e che in Piemonte, l’anno scorso, cinquanta donne hanno scelto questa strada, mentre le culle sono scese da cinque nel 2015 a una sola oggi. Nell’intervista, la pedagogista Paola Ricchiardi sostiene che il parto in anonimato garantisca più sicurezza sanitaria e più tutela anche per la madre, che nel caso della culla non riceve alcun supporto. Richiama inoltre i dati regionali sui minori non riconosciuti, scesi da 44 nel 2005 a 13 nel 2022, e ipotizza che la scarsa conoscenza dello strumento pesi soprattutto tra le donne con background migratorio.