Rassegna 16 giugno 2026
Quello che torna ogni estate, puntuale quanto il caldo, è il cedimento di un controsoffitto alle Molinette. Stavolta è toccato alla Neurochirurgia: quattro interventi rinviati, sala operatoria chiusa per ispezione, e la solita litania degli interventi «già avviati». L’archivio di questa rassegna registra un precedente quasi identico del giugno 2025, e prima ancora l’ex commissario Schael aveva stimato in quasi 600 milioni la manutenzione arretrata dell’ospedale. Nel frattempo, in Consiglio regionale, si dibatte di voucher scuola con seimila emendamenti: la posta in gioco è chi paga il conto delle risorse insufficienti, e secondo le opposizioni la risposta della Giunta è: le famiglie con ISEE più basso. Due storie diverse, stesso copione.
Corriere della Sera Torino
Molinette, cede il controsoffitto in Neurochirurgia. Quattro interventi rinviati
p. 7, Simona De Ciero
Nella notte tra domenica e lunedì un’infiltrazione d’acqua ha fatto cedere il controsoffitto di uno spogliatoio adiacente alla sala operatoria di Neurochirurgia alle Molinette. Nessun ferito, ma la sala è stata chiusa preventivamente e quattro interventi programmati sono stati rinviati. L’azienda ospedaliera ha avviato i ripristini e conta di tornare alla normalità in mattinata. L’episodio è il secondo in meno di un anno: il 24 giugno 2025 cedimenti analoghi avevano colpito le Molinette e il presidio San Lazzaro, con denunce sindacali sulle condizioni in cui era costretto a lavorare il personale del laboratorio analisi, sotto ponteggi installati all’interno dei locali. La domanda che l’articolo pone esplicitamente è inevitabile: come è possibile che caldo e infiltrazioni continuino a mettere in ginocchio il principale ospedale piemontese, nonostante la manutenzione straordinaria dichiarata? Per le persone con disabilità grave e non autosufficienza che dipendono da queste strutture, ogni rinvio di intervento non è un «disagio organizzativo»: è una rottura nel percorso di cura.
Voucher scuola, quasi seimila emendamenti: scontro in Consiglio regionale
p. 4, Chiara Sandrucci
La riforma dei voucher scuola proposta dalla Giunta Cirio ha provocato una maratona parlamentare: quasi seimila emendamenti depositati dalle opposizioni per bloccare un provvedimento che, secondo la consigliera Avs Alice Ravinale, «colpisce le famiglie più povere su spese necessarie». Il nodo è il voucher B — quello più richiesto, con 110mila domande per libri, trasporti e materiale didattico — la cui soglia ISEE di accesso scende da 26mila a 15.748 euro, con ulteriori tagli ai contributi per le famiglie con redditi tra 4mila e 9mila euro: fino a 200 euro in meno per le superiori. La capogruppo Pd Gianna Pentenero ha denunciato una formula redazionale — il «fino a» che trasforma il contributo in variabile incerta — come deterrente che rischia di spingere le famiglie più fragili a rinunciare alla domanda stessa. L’archivio di questa rassegna documenta che già per il 2025 oltre 60mila nuclei piemontesi erano rimasti esclusi dal voucher, con fondi che coprivano meno della metà delle domande ammesse. La riforma, nelle sue premesse dichiarate, dovrebbe allargare la platea: nei fatti, secondo l’opposizione, redistribuisce verso il basso il costo dell’insufficienza strutturale di risorse.
Il Fatto Quotidiano
Primo centro trapianti in Palestina: il diritto alle cure che non ha confini
p. 13, Giulia Zaccariello / Cinzia Monteverdi
La Fondazione Il Fatto Quotidiano sostiene il progetto di Soleterre per realizzare la prima unità di trapianto di cellule staminali ematopoietiche presso l’Istishari Arab Hospital di Ramallah: il primo trapianto è previsto per ottobre, con supervisione di specialisti italiani già al lavoro nella formazione di nove medici e infermieri palestinesi. Il tema è il diritto alle cure per chi è vulnerabile: ogni anno in Palestina circa cento bambini e adolescenti avrebbero bisogno di un trapianto di midollo, e tra il 40 e il 60 per cento di loro non riesce ad accedervi, in buona parte per il meccanismo dei permessi israeliani per cure all’estero — permessi che arrivano tardi o non arrivano. Il progetto, dal costo complessivo di circa 600mila euro, permetterebbe anche un risparmio significativo per il sistema sanitario palestinese: da 350mila a 50mila euro per paziente, con il residuo reinvestibile in oncologia pediatrica. La storia geograficamente lontana porta con sé una domanda che riguarda ogni sistema sanitario: fino a dove arriva il diritto alle cure, e chi decide quando fermarsi.
