Rassegna 12 giugno 2026

Quando la riforma si ferma, a pagare è chi ha meno reti. Lo stop del governo al riordino dell’assistenza territoriale — il doppio canale convenzione-dipendenza dei medici di famiglia — arriva con le Case di comunità ancora largamente prive di personale e con la scadenza del 30 giugno che mette a rischio due miliardi del Pnrr. È un copione che conosciamo: la promessa di un medico vicino, accessibile, capace di farsi carico della cronicità, slitta di nuovo, mentre i pronto soccorso si riempiono di chi non ha alternative.

 

La Stampa

Riforma dei medici, si rischia il doppio flop sulle Case di comunità p. 18 — Paolo Russo Molte delle Case di comunità programmate rischiano di restare strutture senza personale anche con il «piano B» del governo, dopo la rinuncia alla riforma che avrebbe portato i medici di famiglia a lavorare almeno sei ore a settimana nelle nuove strutture. Restando i medici liberi professionisti convenzionati, le Asl non possono destinarli alle Case oggi prive di personale: le strade alternative per le Regioni sono gli accordi integrativi con i sindacati — come hanno fatto Emilia-Romagna e Toscana, quest’ultima con 300 milioni — oppure il comando degli specialisti ospedalieri, come in Veneto. Sopra tutto pesa la scadenza del 30 giugno, ultima data utile per non perdere i due miliardi del Pnrr. Il ministro Schillaci parla di «scelta veramente sbagliata» e accusa alcune Regioni di rivendicare un ruolo di laboratorio dietro cui si nascondono accordi che differenziano i diritti tra territori.

Emergenza estate, dalla Regione 5 milioni per i turni negli ospedali p. 43 — Alessandro Mondo
La Regione ha reperito cinque milioni «una tantum» per garantire la continuità assistenziale negli ospedali e nei servizi territoriali durante l’estate. La somma assegna 802 mila euro alla Città della Salute, 380 mila all’Asl di Torino e 105 mila al Mauriziano. I sindacati infermieri Nursing Up e Nursind riconoscono il segnale ma denunciano che le prestazioni aggiuntive non possono diventare il modello organizzativo ordinario, e che mentre si cercano infermieri all’estero si continua a pagare i professionisti in servizio per i turni supplementari. Il pezzo, che richiama un black-out alle Molinette e l’evacuazione del pronto soccorso del Giovanni Bosco, collega l’emergenza alla vetustà degli impianti e all’urgenza di rendere operative le Case di comunità.

 

La Repubblica Torino

Alla sanità pubblica serve innovare, non conservare — e la Lombardia attacca p. 21 — lettera di Orazio Schillaci; articolo di Michele Bocci
Nella sua lettera il ministro Schillaci riferisce che al 1° gennaio 2025 i medici di medicina generale in servizio erano 36.812, con oltre 5.700 posizioni scoperte e una media di 1.383 assistiti per medico, e sostiene che difendere oggi il Servizio sanitario nazionale significhi innovarlo: i destinatari sono «l’anziano solo che non trova un medico di famiglia», il malato cronico e il fragile che ripiega sul pronto soccorso. Michele Bocci riporta la presa di posizione del presidente lombardo Attilio Fontana, che definisce «una scelta veramente sbagliata del governo» il blocco della riforma, ricordando che la proposta era stata sottoscritta dai presidenti di entrambi gli schieramenti; critiche arrivano anche dai sindacati dei medici, dal Pd e dalla Cgil, che parlano di «clamoroso fallimento».

 

Storia di Igor, vittima dimenticata p. 17 — Luigi Manconi, Marica Fantauzzi L’editoriale ricostruisce, a quattro anni dalla morte di Igor Squeo, la pericolosità della contenzione in posizione prona. Richiama una circolare dell’Arma dei Carabinieri del gennaio 2014 che ne vietava l’uso prolungato per i rischi delle «immobilizzazioni protratte», documento poi sostituito da altri privi di riferimenti alla «letalità» di quella modalità di contenimento. Gli autori segnalano che, complice l’assenza di telecamere sulle divise, molti casi restano senza verità e la causa del decesso viene spesso ricondotta allo stato di alterazione del soggetto fermato.