Rassegna 2 Agosto 2026

A Torino oltre cinquemila anziani attendono in media più di due anni l’assistenza domiciliare, mentre una donna con Alzheimer torna dalla RSA senza un progetto di cura; il caldo estremo amplifica lo stesso vuoto per persone con disabilità, anziani soli e caregiver.

La Stampa

Torino, anziani nel limbo. Oltre due anni d’attesa per l’assistenza a casa

– 2 agosto 2026, La Stampa, ed. Torino, p. 13 (Elisa Forte)

In cinquemila senza cure. La Corte dei conti: «Mancano i fondi»

Alla fine del 2024, 5.146 anziani torinesi erano ancora in attesa dell’assistenza domiciliare, con tempi medi superiori a due anni. Il referto della Corte dei conti spiega che cure domiciliari e assegni vengono erogati prevalentemente come prestazioni Extra-LEA, finanziate ogni anno: quando le risorse terminano, le autorizzazioni si fermano. La magistratura contabile segnala inoltre graduatorie poco trasparenti, l’assenza di indicazioni regionali uniformi sull’ISEE e una quota ridotta di spesa sociale destinata agli over 65. Comune, ASL e Regione sono chiamati a spiegare i ritardi e le misure correttive.

«Noi abbandonate senza risposte»

– 2 agosto 2026, La Stampa, ed. Torino, p. 13 (Elisa Forte)

A 78 anni dimessa dalla RSA senza sostegno. La figlia: «Non sappiamo più a chi rivolgerci»

Monica Mongiello racconta che la madre Margherita Cavallo, 78 anni e malata di Alzheimer, è stata dimessa dalla RSA dopo aver espresso il desiderio di non restarvi. La struttura non poteva trattenerla, ma il rientro a casa è avvenuto senza un progetto di assistenza domiciliare, nonostante l’UVG avesse certificato il bisogno. La donna ha gravi problemi di memoria e può dimenticare gas e farmaci; la figlia teme di non riuscire a garantire la sicurezza quotidiana. La quota familiare della retta era di 1.700 euro, mentre dopo la dimissione la famiglia riferisce di non ricevere più aggiornamenti dai servizi.

Noi da soli a combattere la morsa del caldo. Ma adesso servirebbe una svolta politica

– 2 agosto 2026, La Stampa, ed. nazionale, p. 16 (Francesca Santolini)

I piccoli comportamenti individuali non bastano più: la crisi climatica deve diventare una priorità sociale

L’articolo contesta l’idea che l’emergenza caldo possa essere gestita soltanto con raccomandazioni individuali. Le possibilità di proteggersi sono diseguali: chi ha risorse può raffrescare la casa o spostarsi, mentre altri vivono in alloggi surriscaldati, senza verde, o lavorano all’aperto. Il caldo incide anche sulla salute mentale, sulla produttività e sulla capacità di riprendersi dopo eventi estremi; 2,4 milioni di famiglie italiane, pari al 9,1%, sono indicate in povertà energetica. La capacità di adattamento dipende quindi dalla qualità delle politiche pubbliche e dal livello delle disuguaglianze.

La calda estate delle persone fragili

– 2 agosto 2026, La Stampa, inserto Specchio Estate, p. VII (PDF p. 31) (Gianluca Nicoletti)

Gianluca Nicoletti descrive il caldo estremo come un moltiplicatore delle fragilità già esistenti: colpisce anziani soli, persone senza aria condizionata e persone con disabilità gravi affidate a caregiver stanchi e isolati. Anche le difficoltà di regolazione sensoriale possono trasformare caldo e rumore dei ventilatori in una crisi. L’autore critica una risposta pubblica ridotta a bollini, ordinanze e numeri da chiamare, che sposta sui singoli la responsabilità di proteggersi. Richiama invece problemi strutturali: case popolari surriscaldate, RSA sottodimensionate e centri diurni per persone con disabilità che chiudono in agosto.

Le bugie della Regione

– 2 agosto 2026, La Stampa, ed. Torino, p. 32 (PDF p. 40) (Massimo Audino)

Lettera a Specchio dei tempi

Un lettore mette alla prova l’annuncio regionale di un miglioramento delle liste d’attesa. Cercando una visita di controllo del fundus oculi, trova come prima disponibilità il 7 luglio 2027 e per di più fuori Torino, dove risiede. Conclude che il dato concreto non corrisponde al miglioramento dichiarato.

la Repubblica

Matite / Bullismo sul compagno disabile, indagati due sedicenni

– 2 agosto 2026, la Repubblica, ed. nazionale, pp. 14 e 27 (Paolo Berizzi / redazione)

La cronaca e il commento sul caso avvenuto in una scuola

Due sedicenni sono indagati per atti persecutori e lesioni aggravate ai danni di un compagno con disabilità, frequentante la stessa scuola. Secondo la ricostruzione, tra febbraio e maggio il ragazzo avrebbe subito insulti, calci, pugni e ferite provocate con una matita riscaldata, con una prognosi di quindici giorni. Uno degli indagati sostiene di non averlo colpito, ma ammette di non averlo difeso; dagli atti emerge che il compagno veniva deriso dall’intera classe. La breve nota di Paolo Berizzi richiama la responsabilità collettiva davanti a una violenza esercitata proprio nel luogo educativo.

La vita violenta dei ragazzi e la pandemia psichiatrica. «La repressione non serve»

– 2 agosto 2026, la Repubblica, ed. nazionale, p. 27 (Maria Novella De Luca)

Cresce il disagio mentale e sfocia nell’aggressività. Il governo pensa a punire ma gli adolescenti non riescono ad avere le terapie

Il disagio mentale degli adolescenti, cresciuto dopo la pandemia, viene collegato a condotte aggressive e a una risposta istituzionale orientata soprattutto alla repressione. I dati ESPAD Italia 2025 indicano che il 43,4% degli studenti fra 15 e 19 anni ha agito o subito almeno un episodio violento, mentre il 14,2% ne segnala due o più. L’articolo sottolinea che la violenza si concentra dove si indeboliscono i legami con scuola e famiglia e ricorda che meno del 20% degli adolescenti riesce ad accedere gratuitamente alla psicoterapia. Le risposte proposte passano da competenze emotive, educazione digitale e una rete stabile tra scuola, famiglie e servizi.

In prima linea al pronto soccorso tocchiamo la loro disperazione

– 2 agosto 2026, la Repubblica, ed. nazionale, p. 27 (Ignazio Ardizzone)

Il commento di un neuropsichiatra infantile

Il neuropsichiatra Ignazio Ardizzone racconta che i servizi vengono chiamati sempre più spesso nei pronto soccorso, accanto alle forze dell’ordine, per valutare ragazzi coinvolti in episodi violenti. Critica le proposte che irrigidiscono la giustizia minorile, perché una risposta solo sanzionatoria rischia di cancellare il diritto alla salute mentale e di fissare l’identità del giovane nel comportamento deviante. La violenza viene descritta come intrecciata a sofferenza psichica, povertà, emarginazione e mancato riconoscimento. L’alternativa indicata è un’alleanza precoce tra istituzioni, famiglie, scuola e sanità..

I nostri eterni ritardi sul diritto al fine vita

– 2 agosto 2026, la Repubblica, ed. Torino, p. 10 (PDF p. 52) (Fulvio Gianaria)

Rubrica AvvocArt

Fulvio Gianaria prende spunto dall’approvazione francese di una legge che consente a una persona con malattia grave e incurabile di chiedere a un medico un farmaco letale. Il testo viene presentato come distinto sia dall’interruzione dei trattamenti sia dalle cure palliative e ha ottenuto 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni. L’autore richiama il caso di Vincent Hubert, divenuto tetraplegico dopo un incidente, e sostiene che il fine vita sia una questione di libertà individuale che il Parlamento deve affrontare. Il confronto con la Francia diventa così una critica al ritardo italiano nel riconoscimento dei diritti della persona.