38. Esempi di difesa dei diritti

1) Riportiamo a titolo esemplificativo il caso del Centro diurno di Carmagnola perché costituisce un esempio emblematico di tutela effettiva dei diritti delle persone con disabilità intellettiva incapaci di autotutelarsi. L’intervento tempestivo e giuridicamente fondato dell’associazione UTIM OdV ha evitato la sospensione di un servizio essenziale, rientrante nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La mobilitazione delle famiglie, sostenuta da realtà associative qualificate, ha prodotto un risultato concreto: il mantenimento del servizio nel rispetto della normativa vigente. Di seguito si riepiloga la vicenda.

A inizio 2025, il Consorzio dei servizi sociali di Carmagnola (CISA31) ha comunicato alle famiglie degli utenti del Centro socio-terapeutico (CST) locali che, a causa di difficoltà economiche dovute all’aumento della domanda e al sottodimensionamento dei fondi, il servizio rischiava la sospensione nei mesi di luglio, agosto e dicembre. In alternativa, le famiglie avrebbero dovuto farsi carico dell’aumento delle spese.

Una proposta inaccettabile per circa venti nuclei familiari, già gravati da costi per i pasti e il trasporto – spese che, secondo normativa vigente, non dovrebbero essere a loro carico. Di fronte a questa prospettiva, le famiglie si sono attivate, costituendo un comitato spontaneo e chiedendo un incontro urgente con il presidente del Consorzio e i sindaci dei Comuni aderenti.

A sostegno delle famiglie è intervenuta l’associazione UTIM OdV – Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva, attiva dal 1991 per la promozione dei diritti delle persone con disabilità. Dopo aver appreso la notizia, UTIM ha inviato una diffida formale al CISA31, all’ASL TO5, ai sindaci dei Comuni consorziati (Carmagnola, Carignano, La Loggia, Lombriasco, Osasio, Pancalieri, Piobesi Torinese, Virle Piemonte), al Difensore civico regionale e agli organi di stampa.

La diffida si fonda su un principio chiaro: il CST è una prestazione sociosanitaria rientrante nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), come previsto dalla legge n. 833/1978 istitutiva del SSN e dal DPCM 12 gennaio 2017, art. 34, che include tra i LEA i Centri diurni per le persone con disabilità.

UTIM ha ricordato che tali prestazioni non possono essere sospese per motivi di bilancio, come confermato dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 275/2016 e n. 157/2020). Le amministrazioni coinvolte – Comuni, ASL e Consorzi – sono obbligate ad assicurare il servizio, senza trasferire oneri indebiti sugli utenti.

La comunicazione ha inoltre richiamato giurisprudenza rilevante (Consiglio di Stato n. 1/2020; TAR Lombardia n. 785/2011; TAR Piemonte n. 189/2014), chiarendo che, in caso contrario, l’utente può ottenere in giudizio il rimborso delle spese sostenute privatamente e il risarcimento dei danni patrimoniali e morali.

UTIM ha precisato che l’unica compartecipazione ammissibile da parte dell’utente può riguardare la quota alberghiera, calcolata sulla base dell’ISEE individuale e mai in misura tale da compromettere la fruizione del servizio.

Il comitato delle famiglie ha formalmente aderito alla diffida, scegliendo di attendere risposte scritte prima di ogni ulteriore confronto istituzionale. La pressione si è intensificata grazie all’adesione di altre associazioni, tra cui FISH Piemonte APS e ANFFAS Piemonte APS, che hanno inviato diffide analoghe.

Il risultato non si è fatto attendere: a fine aprile 2025, l’Assemblea dei Sindaci del CISA31 ha annunciato che non sarà necessaria alcuna chiusura del CST a luglio. I Comuni si sono impegnati a coprire, con fondi straordinari, i circa 18.000 euro necessari per garantire la continuità del servizio.

La decisione rappresenta una vittoria importante, frutto della mobilitazione dei familiari e della forza dei principi giuridici sui LEA. È stata scongiurata, per ora, sia la chiusura del servizio nei mesi estivi sia l’illegittimo trasferimento dei costi a carico degli utenti.

Tuttavia, UTIM ha inviato una seconda comunicazione per ribadire che una soluzione limitata al solo mese di luglio non è sufficiente: serve una garanzia di continuità per tutto il 2025 e per gli anni futuri. Il Difensore Civico regionale, sollecitato da UTIM, ha convocato l’associazione per un incontro nel mese di giugno 2025, al fine di approfondire ulteriormente la vicenda.

L’azione sinergica tra famiglie e associazioni ha dimostrato come la difesa dei diritti, quando ben fondata sul piano normativo e collettivamente esercitata, può produrre risultati concreti e immediati. Il caso di Carmagnola mostra con chiarezza che i LEA non sono facoltativi: vanno garantiti sempre, anche in presenza di difficoltà economiche.

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2) Riportiamo di seguito un esempio di attività di tutela dei casi individuali, necessaria ad ogni organizzazione di volontariato per conoscere i problemi concreti da cui possano scaturire le iniziative nei confronti delle Istituzioni e le proposte di promozione dei diritti delle persone non autosufficienti non in grado di difendersi autonomamente. Per tutelare la riservatezza degli interessati, tutti i nomi riportati di seguito sono di fantasia.

La storia che segue dimostra come, attivando correttamente i mezzi previsti dalle norme vigenti, sia possibile ottenere il rispetto del diritto di ogni anziano malato cronico non autosufficiente a vedersi assicurata la continuità delle cure, fino alla presa in carico di lunga durata da parte dell’Asl competente per la residenza del malato.

È il caso della signora Carla, di Belluno. È una persona anziana malata cronica non autosufficiente, affetta da demenza, con piaghe da decubito, dipendente in tutto per le attività della vita quotidiana e per le funzioni vitali, tanto da aver già ottenuto l’indennità di accompagnamento da parte dell’Inps. Da diversi anni viene seguita al domicilio direttamente dai figli. Ad agosto 2023 i familiari si rendono conto di non essere più in grado di garantirle le cure a casa, per la loro complessità e per il notevole impegno richiesto senza un adeguato e necessario sostegno da parte del Servizio sanitario. Presentano quindi richiesta all’Ulss di residenza per l’inserimento in lista d’attesa per un posto letto in Rsa. A settembre, a seguito di un peggioramento delle condizioni di salute, Carla viene ricoverata in ospedale, dove però viene fin da subito comunicato ai familiari che, una volta stabilizzata la situazione, sarà compito loro provvedere alla presa in carico della madre non autosufficiente, in attesa dello scorrimento della lista d’attesa, che sia con il rientro al domicilio o con ricovero privato in Rsa.

La figlia di Carla si mette allora alla ricerca di informazioni in merito e si imbatte sul sito internet della Fondazione promozione sociale: preso contatto, le viene spiegato che, se l’ammalata ha superato la fase acuta, l’ospedale è tenuto a trasferirla (e non a dimetterla) in un’altra struttura sanitaria o socio-sanitaria di lungodegenza. La legge infatti prevede il diritto di richiedere la prosecuzione delle cure per il malato in attesa dell’autorizzazione al ricovero in convenzione in Rsa, ma è necessario presentare per iscritto l’opposizione alle dimissioni (v. Allegato 7) e, nel contempo, la richiesta di continuità delle cure senza interruzioni.

I figli inviano quindi una comunicazione Pec alle Istituzioni competenti, predisposta con il supporto della Fondazione, con la quale sin da subito dichiarano la loro disponibilità ad accettare il trasferimento della madre non autosufficiente in altra struttura residenziale sanitaria e/o sociosanitaria, come previsto dalla normativa nazionale di riferimento.

La reazione dell’Ospedale non si fa attendere. A questo punto è importante sostenere la richiesta anche con il Primario del reparto, perché sovente ignorano i diritti dei degenti. In questo caso, la figlia conferma la richiesta presentata, non essendo possibile accettare il rientro domiciliare e ribadisce che resta in attesa delle risposte scritte dell’Ulss di Belluno in merito alle proposte di continuità delle cure che intendono attivare.

Nel mentre, i figli si attivano anche per richiedere la nomina di uno di essi nel ruolo di Amministratore di sostegno della madre. Alla fine del mese di ottobre 2023, il Giudice tutelare nomina come Amministratore di sostegno uno dei figli di Carla, specificando espressamente che all’Amministratore vengono conferiti «i poteri necessari alla cura della persona della beneficiaria».

Il figlio informa l’ospedale e, nell’incontro che segue con la Direzione sanitaria, accetta il trasferimento in posto letto presso un Ospedale di Comunità.

Nello stesso giorno del trasferimento, l’Ulss di Belluno comunica all’Amministratore di sostegno che è stata accettata la richiesta di ricovero in convenzione in Rsa: qualche giorno dopo, la degente viene quindi trasferita, sempre da parte del Servizio sanitario, nella Rsa scelta per il ricovero definitivo in convenzione, dove si trova tutt’ora.

In sintesi, nell’arco di tre mesi, i figli di Carla sono riusciti ad ottenere una soluzione definitiva e idonea per garantire alla propria madre le cure sanitarie e socio-sanitarie di cui necessitava, soluzione resa possibile dalla mera richiesta di applicazione delle norme attualmente vigenti, mentre la degente ha, nel contempo, ricevuto tutte le cure di cui aveva bisogno.

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3) La difesa dei diritti passa anche attraverso la verifica delle strutture che accolgono persone non autosufficienti. Sin dal 1983, con la delibera del Comune di Torino (n. 8301958/19) ottenuta su pressione delle associazioni del volontariato dei diritti, le organizzazioni del Coordinamento sanità e assistenza (Csa) sono impegnate in una preziosa attività di monitoraggio della qualità delle strutture socio-sanitarie (allora «socio-assistenziali») accreditate con il Comune di Torino. L’Utim è impegnata con i suoi volontari in una costante e capillare attività di verifica sul campo dei servizi per la disabilità. L’attività richiede la conoscenza della normativa, per sapere come devono essere in base alla legge, alle delibere, ai regolamenti i servizi (Centri diurni, Comunità alloggio…), poi un percorso di formazione, prima delle visite sul campo. Le verifiche possono avvenire in qualsiasi momento e senza preavviso: sono eseguite da un minimo di due volontari, di cui almeno uno con anni di esperienza. Il resoconto della visita di verifica viene inviato – soprattutto nel caso vengano rilevate possibili inadempienze della normativa, scarsa qualità, servizio non conforme alle regole – all’Assessore alle politiche sociali del Comune di Torino, in quanto titolare degli impegni in capo alle istituzioni previsti dalla delibera del 1983.
Pubblichiamo qui per esteso i documenti della Commissione di verifica Utim del 21 febbraio 2024 e quelli conseguenti del Comune come testimonianza del lavoro delle associazioni di tutela dei diritti e come spunto per l’attività di altre organizzazioni.

Una squadra composta da Vincenzo Del Grosso, Paola Damiani e Giuseppe D’Angelo ha svolto la verifica della Comunità alloggio di tipo C denominata A*** che ospita persone con disabilità intellettiva e fisica, situata in S*** a Torino, gestita dalla Cooperativa I***.

Riportiamo per intero la loro relazione, omettendo i nomi del gestore (una nota cooperativa nata nella prima cintura torinese) e la struttura (una Comunità nella zona Sud della città).

La struttura.
«Si evidenzia innanzitutto che lungo la strada sterrata interna che costeggia il cascinale e la villa antica, si trovano tre comunità in sequenza: nel cascinale la Comunità alloggio M*** seguita dal Gruppo appartamento della cooperativa P*** e, nella villa antica, distaccata dal cascinale ma ad essa adiacente, in una struttura ex asilo nido del 1902, la Comunità alloggio A***».
«Attorno alle 10,15, abbiamo suonato il campanello della struttura e, nonostante una qualche incertezza iniziale sulla nostra identità, ci è stato aperto quasi immediatamente. Entrati nell’ampio cortile, ci ha raggiunto un’operatrice che ci ha informati che il responsabile era stato assente fino al giorno precedente per malattia. Dopo averlo contattato subito telefonicamente, il responsabile è poi giunto qualche minuto dopo. Nel frattempo, ci è stato offerto di accomodarci».
«Per accedere all’interno della villa, si sale lo scalone principale, composto da 5 gradini costituendo pertanto una evidente barriera architettonica, nonostante la presenza di un montascale, che però risulta chiaramente macchinoso da mettere in moto. Dalla scalinata si entra dunque direttamente nel salone centrale della comunità. Si tratta di un ampio locale con soffitto molto alto, arredato con tre grandi tavoli e un lungo divano, dove troviamo gli utenti in ordine sparso».
«Dopo esserci accomodati nell’ufficio, è giunto il referente della comunità, Sig. M*** che ci fornisce i suoi recapiti. Ci ha chiesto chi fossimo, che cosa significasse la sigla Csa, mostrando di fatto di non conoscere l’esistenza del Csa e della Commissione di verifica. Abbiamo presentato le nostre autorizzazioni ed iniziato la verifica, compilando il modulo previsto e ponendo diverse domande».
«L’immobile, di proprietà privata, risulta locato alla Cooperativa, accreditata dal 2022 fino al 31 dicembre 2024. La comunità dispone di 10 posti fissi più uno di pronto intervento/tregua, per un totale di 11 utenti a tempo pieno».

Personale.
«Il personale è formato da 3 educatori e 8 Oss. A questi si aggiungono un addetto alle pulizie, per un monte ore di 36 ore settimanali; un tecnico riabilitativo, dipendente della Cooperativa e chiamato su necessità; un infermiere per 9 ore settimanali, esterno a partita Iva».
La comunità conta inoltre un consulente psichiatrico per quattro ore al mese, che collabora anche con il medico di medicina generale. Non ci sono cuochi perché l’attività di cucina è svolta dal personale interno (Oss). Ci sono poi altri tecnici esterni per quanto riguarda lo svolgimento di varie attività. Per la supervisione, invece, non vi è personale fisso, ma su necessità si individua un tecnico di volta in volta».
«Per quanto riguarda i turni di lavoro, si evidenzia al momento della visita la sola presenza degli Oss, in numero di tre; gli educatori sarebbero presenti infatti solo al pomeriggio, dalle 15 dalle 20:45, in numero di due.
Come reazione all’evidente nostra perplessità su tale scopertura, ci viene riferito che gli educatori – come da progettualità – sono presenti solo quanto è previsto lo svolgimento di una specifica attività».
«L’orario svolto va dalle 8 alle 21 per il diurno con 3 operatori presenti e poi per la notte dalle 21 alle 8 con un solo operatore per 10 utenti (più l’eventuale undicesimo posto di pronto intervento/tregua)».

Gli utenti.
«Degli 11 utenti totali, 4 sono persone con disabilità lieve, sei gravi, uno non deambulante grave; hanno tutti problemi comportamentali; non ci sono particolari problemi sanitari acuti; due hanno problemi di alimentazione, più nel dettaglio disfagia. Per quanto riguarda l’età, si sottolinea la loro anzianità: c’è solo un utente che ha 23 anni, quattro utenti nella fascia da 40 ai 50 anni e poi 6 utenti che hanno oltre sessant’anni».
«In merito alle tutele, ci sono 8 persone interdette e due con amministratore di sostegno, di cui uno assegnato al Comune di Torino; un utente con pratica ancora da avviare, in quanto attualmente non è né interdetto né amministrato e c’è un nipote che segue direttamente la sua gestione. Capitolo soggiorni estivi: si svolgono in genere a luglio, in un agriturismo nel cuneese, a Farigliano, in una collocazione abbastanza tranquilla vista la prevalenza di utenti anziani, senza sollecitazioni e attività particolari. La durata è di una settimana all’anno».

L’interno.
«Le camere della struttura sono in totale 5: si tratta di 2 camere da tre posti letto, 2 camere da due posti letto e 1 da un posto, quella per le emergenze. Sono tutte al piano. Ci sono in totale 3 bagni, uno però è inagibile perché in attesa di manutenzione. C’è un bagno assistito, un altro bagno per gli ospiti, poi un bagno per operatori e per esterni».
I bagni, pertanto, non sono in camera, ma comuni, anche se ampi, ristrutturati di recente, con sanitari nuovi. Nei bagni, non c’è il bidet, ma la doccetta vicino al water».
«I rapporti con le famiglie sono abbastanza continui; c’è un incontro fisso una volta all’anno per la condivisione del Piani educativi individualizzati (Pei); in altri casi invece, sul bisogno o su contatti telefonici anche giornalieri. Le famiglie sono per la maggior parte molto anziane, visto l’età degli utenti, e quindi hanno in genere più di 70-80 anni».
«I gruppi esterni, es. scuole, associazioni e parrocchie, considerata la tipologia di utenza ovvero l’anzianità in particolare, non sono molto frequentati. In merito sono citate dal responsabile le sole attività condivise con la comunità vicina M***, quasi contigua lungo il cascinale nella via, sempre gestita dalla cooperativa I***, nonché il “Centro di animali non convenzionali” presso la facoltà di Agraria di Grugliasco. Nella struttura è presente un orto, all’interno del cortile che, però, per adesso vista la stagione invernale, non è gestito. All’utente più giovane si fa fare più attività, visto che l’età lo permette».
«All’interno della sala cucina c’è un ampio piano cottura con i grossi fuochi in evidenza e non, come di solito presente nelle comunità, un piano cottura ad induzione per prevenire incidenti. La lavanderia è esterna. La manutenzione interna alla cooperativa. Il riscaldamento dei locali è autonomo, a gas. L’illuminazione è a neon. Non ci sono le porte Rei tagliafuoco. Gli estintori sono presenti e manutenuti; i paracolpi sono presenti nei termosifoni».
«Riguardo ai mezzi di trasporto, la Comunità ha in dotazione un furgone da 9 posti e un Doblò da 5 posti. Ci viene riferito che un utente esce dalla comunità da solo per commissioni, nonostante sia interdetto. Su nostra richiesta di evidenziare particolari esigenze, il responsabile ci segnala la criticità della strada sterrata per l’accesso alle comunità, che risulta impraticabile quando piove. Pertanto, occorrerebbe che venisse lastricata o asfaltata, sollecitando in merito il Comune».

Ulteriori osservazioni.
«Alle 11,30, termina la nostra verifica; ai fornelli non troviamo ancora nessun pasto in preparazione, nessuna pentola sui fornelli. Andando però poi a verificare il menù che ci è stato consegnato in copia (settimanale, invernale) per la terza settimana, leggiamo che era prevista una semplice pasta al pesto, per secondo ricotta e mozzarella e contorno di carote saltate in padella, pertanto un menù che si prepara abbastanza in fretta».
«È da osservare che mentre eravamo in ufficio con il responsabile, gli Oss (uniche figure presenti in quel momento, oltre l’addetto alle pulizie) si sono ingegnati per far fare attività agli utenti, facendoli disegnare e colorare con pastelli e tempere, seduti attorno al tavolo; un impiego che evidentemente non compete agli Oss e che sarebbe proprio degli educatori (non presenti) ma che, in quel momento, presumiamo sia stato approntato per mostrare gli utenti impegnati in attività».
«Da evidenziare in ultimo la possibile, ma sempre critica perché spesso sotto i limiti degli standard regionali, «economia di scala» praticata con l’adiacente comunità M***, in termini di personale, mezzi, strumenti, attività…. vista la gestione a cura della stessa cooperativa. Era lì che molto probabilmente si trovava, peraltro, il Responsabile quando è stato chiamato al telefono al nostro arrivo».

LA SEGNALAZIONE AL COMUNE
Dopo aver svolto il sopralluogo e aver steso la relazione riportata per esteso e conservata presso l’associazione Utim, il presidente ha inviato l’8 marzo 2024 al Comune – soggetto titolare della delibera del 1983 e uno degli enti accreditanti, insieme all’Asl, della Comunità alloggio – la segnalazione sui punti critici, in merito ai quali si richiede riscontro. Anche in questo caso, riportiamo interamente il testo:

«Egr. Assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino, con la presente, riportiamo alla Sua attenzione alcune criticità riscontrate durante la visita di verifica effettuata ai sensi della delibera citata in oggetto dal Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) il 21 febbraio 2024 presso la Comunità Alloggio L***, sita in S***, Torino, gestita dalla Cooperativa I***.
Durante il sopralluogo i nostri volontari hanno potuto constatare le problematiche che di seguito elenchiamo:

  1. Assenza di Educatori in una parte della giornata.
    È stata osservata nel giorno della visita la sola presenza degli operatori
    Oss e l’assenza degli educatori. Tale assenza, prevista dalla progettualità
    come ci è stato riferito, lascia una significativa scopertura di attività educative per ben metà giornata, limitando così le opportunità di svolgimento di attività indispensabili per gli ospiti con disabilità intellettiva.
    Riteniamo che la presenza degli educatori debba essere costante in tutto l’arco della giornata. Tale attività non può essere lasciata alla discrezionalità degli operatori Oss che non pare abbiano competenze in merito»
  2. Presenza di scalini.
    L’accesso principale della Comunità, una villa del 1902, è ostacolato da
    diversi gradini. Nonostante la presenza di un montascale, ciò rappresenta una barriera architettonica che di fatto limita fortemente l’accessibilità della struttura per gli ospiti con mobilità ridotta o in carrozzina,
    rendendo difficoltoso entrare/uscire. Da tener presente che anche gli
    altri accessi alla Comunità hanno barriere da superare. Tutto ciò va contro i principi di inclusione e di autonomia personale, se non anche alle
    prescrizioni che la normativa prevede. Sarebbe pertanto opportuno collocare all’accesso principale un semplice scivolo che non ostacolerebbe
    la mobilità»
  3. Presenza di una Cucina a Gas.
    È stato constatato che la Comunità è dotata di una cucina con piano
    cottura a gas, anziché soluzioni più sicure, come quelle ad induzione. Ciò
    espone gli ospiti (e il personale) a potenziali pericoli. Considerata la particolare condizione dell’utenza assistita, sarebbe opportuno adottare
    tutte le misure necessarie per prevenire incidenti domestici installando
    una cucina a induzione.
    Attendiamo un cortese riscontro sulle criticità segnalate e nell’attesa
    porgiamo distinti saluti».

LA RISPOSTA DEL COMUNE E GLI INTERVENTI
L’Assessore alle politiche sociali del Comune di Torino, Jacopo Rosatelli, ha risposto il 10 aprile alla segnalazione dell’Utim. Dalla risposta è emerso che la Comunità visitata dalla Commissione di verifica dell’Utim era già stata interessata da una visita ispettiva comunale il 14 dicembre 2023 e che la Commissione di vigilanza municipale ha inoltre preso visione della segnalazione dell’Utim.
Scrive l’assessore:

«In relazione alla vostra segnalazione, si trasmette la Determinazione n. 1805 del 26 marzo 2024, che ha preso atto del Verbale della visita ispettiva svolta il 14 dicembre 2023 nell’ambito dell’attività di vigilanza ordinaria. La Commissione di vigilanza ha inoltre esaminato la vostra segnalazione nella seduta del 21 marzo scorso».
Tra gli aspetti riportati nella presa d’atto e nelle prescrizioni del Comune (determinazione dirigenziale del Comune di Torino, Atto n. DD 1805) viene ribadito quanto anche rilevato dai volontari Utim: «Le ore di prestazioni educative – si legge nella determina – risultano di molto inferiori rispetto agli standard minimi stabiliti dalla Dgr. 230/97 e sabato 18 novembre (giorno per il quale i funzionari comunali hanno richiesto, a campione, tabulato delle presenze degli operatori, ndr) (…) risulta che non sono state erogate ore di educatore».
I responsabili della Cooperativa hanno imputato alla difficoltà nella ricerca di personale, la mancanza di educatori. Il Comune, come previsto dalla Dgr. 28-7934 del 2023, ha concesso alla struttura una deroga temporanea, finalizzata al reperimento di operatori per assicurare il rispetto degli standard. La comunicata carenza di personale, tuttavia, non è stata assunta dai funzionari comunali senza richiedere ulteriori verifiche, tanto che la Commissione ha prescritto al gestore di «inviare all’Ufficio Vigilanza la documentazione attestante l’avvenuta ricerca di personale educativo negli ultimi tre mesi rimasta senza esito».

L’Utim avrà la possibilità di tornare nella Comunità per aggiornare la verifica della qualità del servizio e l’aderenza alle prescrizioni comunali.

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4) Riproduciamo qui di seguito l’articolo “Il volontariato dei diritti: le pulci si oppongono con risultati positivi alle ingiustizie dei leoni”, scritto da Francesco Santanera e pubblicato per la prima volta su Prospettive assistenziali n. 187/2014. L’articolo illustra la strategia del “Volontariato dei diritti”, contrapponendo le “pulci” (le piccole associazioni combattive) ai “leoni” (le istituzioni forti e spesso inadempienti). Attraverso un’analisi lucida delle asimmetrie di potere, Santanera mostra come l’azione mirata, basata sulla rigorosa rivendicazione giuridica e sull’indipendenza dalla gestione dei servizi, possa ottenere risultati concreti per i soggetti più indifesi. L’articolo si apre con un “manifesto” contro la legge del più forte.

“Che succede quando la forza fa la legge? La risposta è semplice: logicamente i grandi attaccano i piccoli, i forti soverchiano i deboli, la maggioranza maltratta la minoranza, gli astuti ingannano i semplici, i nobili disprezzano i plebei, i ricchi disdegnano i poveri, i giovani prevaricano i vecchi”
(Scuola di Mo-Tseu, filosofo cinese vissuto dal 470 al 391 a.C., fondatore del Moismo).

Mai dire mai: faccio nulla perché non è possibile ottenere qualcosa di valido. Infatti anche un numero limitato di persone, addirittura solo 3 o 4, può cambiare o migliorare le condizioni di vita di una parte delle persone non in grado di autodifendersi a causa dell’età (bambini privi dell’indispensabile sostegno familiare, soggetti con disabilità intellettiva grave o gravissima, anziani malati cronici, infermi affetti dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, pazienti con rilevanti disturbi psichiatrici e limitatissima autonomia).
Come dimostrano in modo inoppugnabile le concrete esperienze riportate in questo articolo, le pulci (il volontariato dei diritti), ovviamente sulla base di precise condizioni programmatiche e organizzative, hanno eliminato o ridotto, spesso in misura significativa, alcune ingiustizie sostenute dai leoni (e cioè dai comportamenti delle istituzioni che non rispettano i bisogni vitali dei cittadini più deboli e indifesi).

Principi di fondo
Per ottenere risultati positivi e non cadere nella depressione, le pulci devono essere sempre consapevoli della loro condizione di assoluta inferiorità rispetto ai leoni. Pertanto non li assalgono come fanno – purtroppo – gli sprovveduti che ovviamente vengono regolarmente sconfitti. Attuano invece, tenendo in continua considerazione le situazioni da affrontare e valutando attentamente le difficoltà prevedibili, le iniziative concretamente praticabili, sia quelle promozionali (volte ad ottenere provvedimenti adeguati alle necessità dei propri concittadini in gravi condizioni di disagio socio-economico), sia quelle dirette alla difesa delle personali e fondamentali esigenze di vita delle persone incapaci di autodifendersi.
In sostanza le pulci, al fine di raggiungere risultati concreti, devono agire per ottenere il corretto riconoscimento dei diritti basilari e la loro tempestiva e piena attuazione, obiettivi che sono assai diversi e contrastanti sia rispetto al tradizionale sostegno meramente compassionevole, sia nei riguardi delle attività di natura risarcitoria dell’advocacy.
Inoltre – a differenza del volontariato caritatevole – le pulci intervengono per la massima eliminazione possibile delle cause dell’emarginazione sociale.
Pertanto, consapevoli dei loro diritti, si adoperano continuamente per ottenere il concreto sostegno di altre pulci, ma non ricercano l’alleanza/ sudditanza del gruppo dei leoni che vuole prendere il posto di quelli che in quel momento sono più forti. Infatti hanno tutte le ragioni per temere (l’esperienza delle altre pulci insegna!) di essere schiacciate quando il dominio dei leoni passa da un gruppo all’altro. Tuttavia le pulci prudenti anche se non salgono in groppa a nessun leone, utilizzano in tutta la misura del possibile gli spazi consentiti dalle loro rivalità che possono anche essere solo temporanee o apparenti. In ogni caso le pulci consapevoli dei loro limiti ma anche delle loro possibilità mentre ricercano assiduamente il sostegno delle possibili amiche, mettono in atto tutte le energie per neutralizzare le mosse dei loro avversari, ponendo la massima attenzione possibile ai falsi sostenitori, spesso più pericolosi dei leoni.
Non saltellano di qua e di là in relazione alle mosse dei leoni: si stancherebbero troppo e non otterrebbero mai risultati realmente positivi perché ogni volta che i leoni affrontano un problema devono fermare le loro iniziative e concentrare le attività su questioni sempre nuove. Le pulci intelligenti invece concentrano le loro forze su uno o più obiettivi scelti in base alle loro capacità di intervento.

Le pulci dell’Anfaa
Preso atto della situazione (310mila bambini ricoverati in istituto a carattere di internato) alcune pulci dell’Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (15), avevano deciso di intervenire per denunciare le nefaste conseguenze dell’istituzionalizzazione sullo sviluppo psico-fisico dei bambini e per rivendicare il loro diritto ad una famiglia, prioritariamente – se possibile – il nucleo d’origine oppure, nei casi di privazione di assistenza morale e materiale da parte dei loro congiunti, all’adozione legittimante da parte di coniugi idonei e preparati.
Per il conseguimento di questi obiettivi le pulci Anfaa avevano agito da un lato per ottenere il sostegno di organizzazioni e di persone, e d’altro canto erano intervenute per bloccare le iniziative dei numerosi e forti oppositori. Si tratta, come già rilevato, di due principi operativi, entrambi indispensabili per consentire al volontariato dei diritti di conseguire gli obiettivi prefissati.
Va tuttavia precisato che, mentre non è particolarmente difficile realizzare convergenze fra le pulci sugli obiettivi da perseguire, quasi sempre sono assai complesse le iniziative da assumere per contrastare gli avversari (16).
Infatti, occorre raccogliere la documentazione necessaria, analizzarla con attenzione e individuare i percorsi più opportuni ed efficaci.

Sulla base delle sopra esposte considerazioni le pulci Anfaa non avevano scelto di attaccare direttamente gli istituti di ricovero, salvo i casi in cui era possibile documentare le violenze subite dai bambini ricoverati (17), ma avevano deciso di assumere tutte le possibili iniziative volte ad informare le autorità, gli operatori socio-sanitari, le organizzazioni sociali e la popolazione sulle nefaste conseguenze del ricovero in istituto sullo sviluppo psico-fisico dei fanciulli ricoverati, conseguenze che si manifestavano gravemente anche, seppur in misura ridotta, nelle strutture residenziali ben organizzate e con il personale numericamente adeguato e qualitativamente preparato.

Questa decisione era stata assunta tenendo conto dell’estrema debolezza delle pulci Anfaa e dell’impossibilità da parte delle istituzioni e degli esperti di negare le nefaste conseguenze dei ricoveri; sarebbero state, invece, schiacciate se avessero scelto di chiedere la modifica della legge sull’adozione: si sarebbero scatenati i leoni (enti, giuristi, psicologi, ecc.) per puntualizzare questo o quell’altro aspetto e gli altri leoni (gestori degli istituti e loro alleati) ne avrebbero appoggiato le contrastanti posizioni sulle norme della nuova adozione in modo da poter continuare a intascare le rette di ricovero.
Per quanto riguarda gli interventi sulle cause dell’istituzionalizzazione dei bambini, l’Anfaa aveva denunciato, fra le più importanti, l’estrema carenza dei servizi socio-assistenziali incaricati del sostegno domiciliare e di supportare le attività semiresidenziali, nonché la presenza nel nostro Paese di oltre 50mila enti, organi e uffici.

Conseguenze di questa proliferazione erano non solo le rilevanti spese a carico del settore pubblico, ma anche la frammentazione delle competenze in base all’età dei minori e alla loro condizione giuridica. Ad esempio, i bambini riconosciuti dalla sola madre dovevano essere assistiti dalle Province a condizione che la prima richiesta di assistenza fosse avanzata prima del compimento del quarto anno di età; se venivano riconosciuti anche dal padre la competenza veniva immediatamente trasferita ai Comuni.
Inoltre vi erano altri venti enti nazionali per l’assistenza dei minori orfani (18).
Nello stesso tempo le pulci Anfaa intervenivano per difendere i singoli casi individuali, non solo al fine di tutelare le necessità vitali dei bambini in gravi difficoltà familiari, ma anche allo scopo – ineludibile e importantissimo – di verificare continuamente la validità degli interventi promozionali intrapresi.
Sulla base dei principi sopra enunciati, le pulci Anfaa sono riuscite ad ottenere un rilevante sviluppo dei servizi di sostegno ai nuclei familiari in difficoltà, anche se tuttora carenti, l’approvazione della legge 431/1967 sull’adozione legittimante in base alla quale finora sono stati adottati oltre 140mila fanciulli, mentre il numero dei minori ricoverati in istituto è diminuito dai 310mila del 1960 agli attuali 20-30mila, costituiti peraltro da numerosi stranieri non accompagnati (19).

Le pulci sulla groppa dei leoni
Assai praticata da certe pulci è l’illusione della gestione diretta dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti alle persone deboli, in particolare quelle non in grado di autodifendersi. Si tratta della trappola utilizzata dai leoni più astuti: venite con noi e otterrete le prestazioni che rivendicate.
Come dovrebbe essere facilmente comprensibile, in queste situazioni i leoni non solo continuano a mantenere il loro potere, ma sono più forti in quanto le pulci hanno perso ogni possibilità di svolgere azioni rivendicative: se continuate a disturbarci, noi leoni provvediamo a verificare a fondo come gestite le attività, ritardiamo i pagamenti e, se insistete appalteremo ad altre organizzazioni i servizi, ad esempio i centri diurni e le comunità alloggio per i soggetti con disabilità intellettiva grave.

Individuare i possibili punti deboli
Riconosciuta la necessità di essere autonome, le pulci dovrebbero individuare le possibili iniziative concrete da intraprendere. Allo scopo occorre esaminare le fragilità dei leoni e verificare se vi sono dei punti deboli o, meglio ancora, se vi sono situazioni tali da non consentire ai leoni di contrastare l’azione delle pulci.
Le pulci Anfaa avevano individuato il lato debole dei 50mila leoni (gli enti di assistenza segnalati in precedenza) nelle devastanti conseguenze del ricovero in istituto dei 310mila bambini, situazione non risolvibile con la ristrutturazione delle sedi e con l’inserimento di personale professionalmente preparato.
Le pulci Csa, Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base (20), alle quali si sono unite le pulci della Fondazione promozione sociale nell’attività di promozione e difesa del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone affette dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, hanno invece individuato il punto non solo debole ma assolutamente indifendibile dei numerosi e fortissimi leoni (Ministeri, Regioni, Asl, Aziende sanitarie ospedaliere, case di cura private convenzionate, ecc.) nell’opposizione alle dimissioni dalle strutture sanitarie residenziali degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile ancora necessitanti di cure.
Difatti, in base alle leggi vigenti, gli ospedali e le case di cura private convenzionate non possono dimettere i succitati pazienti. Gli interventi messi in atto dalle pulci Csa e Fondazione promozione sociale, per ottenere con successo la continuità delle cure socio-sanitarie, sono estremamente semplici: si tratta dell’invio di 3-4 lettere raccomandate A/R e, se si vuole, anche altre 2-3 con affrancatura normale. Il costo complessivo è dunque inferiore a 20 euro!
I leoni delle Asl, delle Aziende ospedaliere e della case di cura private hanno tentato e tentano invano di spaventare le pulci ed i loro amici, minacciando di segnalare i casi ai carabinieri e/o alle Procure della Repubblica (21), o di obbligare i congiunti a versare l’intera retta di ricovero (da 120 a 200 euro al giorno).
Tuttavia, se gli interessati seguono le indicazioni delle pulci del Csa e della Fondazione promozione sociale (22), il malato ottiene sempre, senza alcuna eccezione, la continuità terapeutica, a seconda dei casi, nella stessa struttura, a domicilio o presso una Rsa, Residenza sanitaria assistenziale.
Occorre tener presente che, sotto il profilo giuridico, accettare le dimissioni da ospedali o da case di cura private convenzionate di una persona malata cronica non autosufficiente, incapace di programmare il proprio futuro, significa sottrarre volontariamente l’infermo dalle competenze del Servizio sanitario nazionale e assumere tutte le relative responsabilità civili e penali, nonché i relativi oneri economici conseguenti alle prestazioni terapeutiche di cui necessita.

La prudenza delle pulci consapevoli
Le pulci sanno che sono piccole e fragili e che i leoni sono forti e potenti; pertanto non fanno la voce grossa perché, anche se strillano con tutte le loro energie, sanno che al massimo possono arrecare qualche temporaneo fastidio ai leoni, senza risolvere nulla: quindi niente proclami altisonanti.
Invece si fermano a riflettere con tutte le altre pulci interessate, impegnate a costringere i leoni ed i loro accoliti a tener conto delle loro esigenze vitali.
Le pulci adoperano l’intelligenza che si coniuga con il coraggio, ma prima di tutto con la prudenza.
Ricercano pertanto non solo le linee di attacco, ma anche e soprattutto di prevenire le aggressioni: non tanto quelle violente che tutti vedono e capiscono, ma quelle ingannevoli che a prima vista sembrano portare acqua al mulino delle pulci.
Frequentemente vi sono leoni che affermano ai quattro venti: vorremmo mettere a disposizione dei più deboli i servizi per una vita degna di essere vissuta, ma non ci sono le risorse economiche. Quel che possediamo è appena sufficiente per mantenerci a galla. Questi leoni promettono, con ricercata solennità, che appena ne avranno la disponibilità daranno alle pulci tutto quel che è necessario per soddisfare i loro bisogni. Poiché le pulci sono piccole e non stupide, verificano quel che i leoni hanno promesso e scoprono facilmente che si tratta solamente di un inganno per zittirle.
Scoperta la verità, intensificano le loro iniziative che, anche se limitate, sono mirate e concentrate: una botta forte è molto più efficace di tante deboli spinte.

Sui principi le pulci sono irremovibili
Nei confronti dei leoni, le pulci sono piccolissime, quasi quasi nemmeno si vedono. Ciò nonostante sui principi sono testarde, irremovibili, non si piegano mai.
Conoscono le esigenze fondamentali di vita delle persone incapaci di autodifendersi e ne condividono le aspirazioni, quindi non si fermano mai: i bisogni degli altri sono lo stimolo delle loro iniziative.
Le pulci hanno sperimentato mille volte le profonde delusioni subite a causa delle promesse dei leoni: state tranquille che provvederemo a soddisfare le vostre esigenze vitali. Ci hanno illuso mille volte, ma abbiamo capito la lezione.
Dobbiamo salvaguardare la nostra dignità di pulci: piccolo non vuol dire inutile o insignificante o stupido.
Non possiamo continuare ad attendere la benevolenza dei leoni. Abbiamo dei diritti e lottiamo e lotteremo per ottenerne il riconoscimento concreto, tangibile e verificabile, anche perché domani può capitare anche a noi e ai nostri cari di diventare non autosufficienti e quindi incapaci di autotutelarci.
Non vogliamo tutto e subito, ma rifiutiamo il niente e mai. Siamo delle pulci deboli e accettiamo per forza di cose i piccoli passi. Però non devono essere passi che continuano a calpestare il presente e tantomeno devono essere quelli del gambero.

Dunque piccoli passi in avanti con la massima velocità possibile, verso l’obiettivo del pieno riconoscimento delle esigenze e dei diritti non solo nostri ma di tutte le pulci.


NOTE

15 All’atto della costituzione (dicembre 1962) la denominazione era la seguente: Associazione nazionale famiglie adottive e affilianti. Inizialmente l’attività quotidiana era assicurata da due persone di cui una a tempo pieno. Il numero dei soci attivi non è mai stato superiore a 10-12 persone. Cfr. Francesco Santanera, Adozione e bambini senza famiglia – Le iniziative dell’Anfaa, Manni Editore, Lecce, 2013.

16 È ovvio che le azioni dirette contro le negative decisioni delle istituzioni, pur indispensabili se queste ultime non rispettano le esigenze e i diritti dei cittadini deboli, devono essere assunte con la massima attenzione, tenendo conto delle relative conseguenze e delle possibili ritorsioni.

17 Cfr. Bianca Guidetti Serra e Francesco Santanera, Il Paese dei Celestini – Istituti di assistenza sotto processo, Einaudi, Torino.

18 Cfr. Francesco Santanera, Op. cit.

19 Cfr. Giuseppe D’Angelo, Anna Maria Gallo e Francesco Santanera, Il volontariato dei diritti. Quarant’anni di esperienze nei settori della sanità e dell’assistenza, Utet Libreria, Torino.

20 Il Csa funziona ininterrottamente dal 1970.

21 Ricordo che la Corte di Cassazione, Sezione II nella sentenza 89/182005 ha stabilito che «al fine del delitto di violenza privata non è richiesta una minaccia verbale o esplicita, essendo sufficiente un qualsiasi comportamento o atteggiamento sia verso il soggetto passivo sia verso altri, idonea ad incutere timore ed a suscitare la preoccupazione di subire un danno ingiusto, onde ottenere, mediante tale intimidazione, che il soggetto passivo sia indotto a fare, tollerare od omettere qualcosa». Cfr. l’articolo “Pio Albergo Trivulzio: dimissioni illegittime di un anziano gravemente malato e minacce alla famiglia”, Prospettive assistenziali n. 161/2008. Pertanto se si è in grado di comprovare le minacce subite, l’interessato può denunciare il fatto alla Procura della Repubblica.

22 Vedi il sito www.fondazionepromozionesociale.it.