I Nulla

Riportiamo integralmente l’articolo dell’editoriale pubblicato su Prospettive Assistenziali n. 64 del 1983.

Sono passati tanti anni, ma le parole di allora hanno una (per certi versi sconcertante) attualità. Cambiano i nomi dei partiti politici e qualche particolare legato alla contingenza del momento, rimane l’opera degli emarginatori sociali e i devastanti effetti sui più deboli, impossibilitati a far sentire la loro voce e, proprio per questo, vittime delle più bieche speculazioni (che invariabilmente iniziano con la negazione dei loro diritti e della loro dignità di persone).
«Ancora una volta – si scriveva nell’articolo – o i cittadini si organizzeranno per la loro tutela o dovranno giocoforza subire sulla loro pelle le carenze della loro stessa indifferenza. Ciascuno di noi può diventare cronico non autosufficiente; dovrebbe essere curato nel modo più adeguato possibile, senza sopportare sofferenze inutili. Quando – per qualsiasi motivo – uno di noi non è più in grado di provvedere a se stesso (per malattia, infortunio, arteriosclerosi, ecc.) e dipende interamente da altri, vorrebbe avere la certezza di essere curato (e, se possibile, riabilitato).
Siamo, invece, in balia di un sistema che ogni anno caccia decine di migliaia di anziani dagli ospedali e che, non solo nega ad essi le prestazioni sanitarie previste da precise leggi dello Stato, ma rende cronici molti tra coloro che potrebbero essere autosufficienti in tutto o in parte». Si avanzava allora come proposta di efficace difesa contro questa situazione la prassi che già guidava e ha continuato a guidare l’attività del volontariato dei diritti con importanti risultati e che qui si rilancia: «La costituzione di ‘gruppi di autodifesa’, composti da 10-20 persone che si impegnino fra loro se e quando i diritti di uno dei componenti sono violati e l’interessato stesso (ed i suoi familiari) non è in grado di chiedere l’attuazione dei propri diritti».

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I NULLA